,!a graOssigeno Tour è stato un progetto di cinque giorni in luoghi immersi nel verde. 

Il nome stesso è stato il vero segnale di “rinascita” dato il periodo di lockdown, o meglio quarantena, dove molte persone sono state rinchiuse in piccoli appartamenti. 

Io, abitando in una zona di campagna, mi sono ritenuta una ragazza fortunata avendo un grande spazio con giardino e aria pulita.

In queste cinque giornate io, i miei colleghi e i diversi partecipanti ci siamo trovati di fronte a molteplici realtà di duro lavoro, di solidarietà e di amicizia. 

Il primo giorno, ovvero il 29/07/2020, siamo stati a Nettuno presso la fattoria sociale  “Asino chi legge” e questa credo che sia stata l’esperienza più forte dal punto di vista emotivo che abbia fatto nel corso della mia vita. Siamo stati accolti all’ingresso da due ragazzi Tiziano e Matteo e da Alessandro il titolare del luogo.

Nei giorni precedenti avevo fatto qualche ricerca del posto, ma non avevo capito con chi avrei passato la giornata più interessante del 2020. Questa fattoria, infatti, accoglie ragazzi con sindrome di down e con problemi legati al comportamento. Mi ricordo che appena entrata Tiziano, il ragazzo più affettuoso tra di loro, è venuto subito di corsa ad aprire e presentarsi con l’aiuto dei suoi amici. Lui avrebbe voluto avere un un semplice abbraccio, ma non è stato possibile farlo visto il periodo di totale distaccamento sociale nel quale la maledetta e indispensabile  mascherina è l’unica e sola fonte di protezione. 

Il quella giornata ho conosciuto anche una volontaria proveniente dalla Lituania, una ragazza veramente dolce e simpatica che ci ha mostrato (dopo Tiziano ovviamente) l’intera fattoria. Non è un luogo molto grande, ma è colmo di emozioni date dalle persone che ci vivono e fanno del loro meglio per far stare bene ragazzi come Tiziano e Matteo. La fattoria è circondata da opere d’arte  come le porte colorate, le bandiere del mondo, l’albero dei desideri. Tutte le creazioni sono state realizzate con l’aiuto di diversi artisti che hanno lasciato nei ragazzi una grande esperienza che si porteranno nel cuore per sempre.  Una cosa, però, che sorprese di più sia me che la mia collega Aurora fu il fatto che nella fattoria non avevamo visto una ragazza, ma Alessandro poi ci ha spiegato che l’unico motivo sono le stesse famiglie le quali hanno un po’ di diffidenza e paura nel mandare lì le loro bambine, dato che la maggior parte delle persone presenti sono di sesso maschile.  

Quella stessa giornata, inoltre c’era un ragazzo che ha saltato sull’elastico per un periodo veramente lungo! E perciò il mio pensiero nel guardarlo era:  “Che ragazzo instancabile, io sarei già sdraiata sopra una barella con la bombola dell’ossigeno”. 

Tutti questi ragazzi hanno lasciato in me una grande gioia e un po’ di commozione, perché nel loro mondo possono creare quello che vogliono e “spaccare” il muro che li ostacola.

Il secondo giorno, il 30/07/2020, siamo saliti sui Monti Prenestini precisamente tra Capranica e Guadagnolo. In un certo senso lì mi sentivo a casa mia, dato che mio nonno era solito raccontare le sue storie in montagna. Quel giorno abbiamo conosciuto uno dei membri di Brain Community che si occupa di formare, promuovere e valorizzare l’identità dei Monti Prenestini, sempre nel rispetto del territorio e dei suoi abitanti sia umani che animali. Ci è stata fatta una vera e propria lezione sulla storia dei Monti Prenestini e sugli animali che ci vivono ed inoltre ci ha fatto vedere anche qualche foto, video e reperto della fauna presente nei dintorni. Un’altra cosa che mi è piaciuta moltissimo,  la quale ho portato avanti per due giornate è stata quella dell’Oasi del Piccolo Lettore, dato che facendo già l’animatrice culturale da un anno circa, lavorare con i bambini mi lascia sempre una nuova emozione da portare nel cuore.

Il terzo giorno, il 01/08/2020, siamo stati ad Ariccia al mercato contadino “Bio Distretto“. Sarò sincera ero molto scettica sulla location, ma arrivata lì mi sono ricreduta. Un luogo bellissimo, immerso nel verde e con persone meravigliose, le quali si legge dai loro occhi che hanno fatto molti sacrifici per poter far si che un posto del genere possa esistere (un po’ come la fattoria “Asino chi legge”). Come ogni tappa all’inizio c’è stato l’incontro con l’host, che in questo caso erano quattro essendo una famiglia. Quello che fanno per il prossimo è bellissimo e sono da prendere come veri e propri esempi, dato che non molti hanno il coraggio di andare in certi quartieri locali e portare i viveri necessari. In quella stessa giornata, inoltre, ho avuto il piacere di aiutare Patrizia, o come si fa chiamare lei Patty, con l’Oasi. Leggere ai bambini in quel posto così fantastico mi ha ricordato la Melevisione e quindi in un certo senso mi sentivo una racconta storie della tv. 

Il quarto giorno, il 02/08/2020 invece, siamo stati ai Pratoni del Vivaro presso l’associazione il Buttero Contemporaneo. I cavalli mi sono sempre piaciuti sin da bambina, forse anche perché mio zio è un buttero, il quale mi ha fatto conoscere questi esemplari maestosi. Anche qui come in ogni tappa, abbiamo avuto l’incontro con l’host, che ci ha spiegato del perché di quel nome. Sono molto diversi dai butteri che ho conosciuto, dato il loro modo di approccio e di addestramento, ma per il fatto che salvino i cavalli e permettano di fare delle “adozioni condivise” a mio parere rendono quel luogo speciale, perché se vuoi puoi andare e stare con il tuo puledro senza effettuare spese eccessive. Vedere quei cavalli tranquilli nel loro spazio è molto bello e lascia nel profondo un senso di libertà

Un’altra cosa molto carina è il laboratorio che fanno con i vari centri estivi, il quale a parer mio è uno dei modi migliori per far avvicinare un bambino sia alla natura che al mondo animale. 

La cosa che un pochino mi è dispiaciuta, è stata che non abbia potuto vederli da vicino e magari accarezzarli, però penso sia plausibile dato che molti di loro vengono da contesti poco simpatici e che sia stato normale da parte dei padroni non permettere un avvicinamento di persone estranee… anche perché eravamo molti!

Il quinto e ultimo giorno, il 04/08/2020, il quale sembrava essere partito veramente male dato il tempo incerto, si è mostrato invece un bel finale per questo grande progetto. L’ultima location è stata Pantasema a Zagarolo. Al mio arrivo un odore insolito avvolse le mie narici. Ricordo che pensai: “Conosco questo profumo, mh ma è latte!” e infatti c’erano delle caprette tutte contrassegnate con colori diversi e con un musetto veramente dolce e simpatico. Qui ho sentito da parte di Matteo e Rosalie un amore grande per i loro prodotti ed i loro animali, tanto ché vedere Matteo osservare e tenere in braccio  una delle caprette come se fosse sua figlia mi ha fatta quasi commuovere. 

Sinceramente, avendo io stessa mia nonna che coltiva e che ha i suoi animali, non ho avuto quella sensazione di vero benessere mentale come molte altre persone che magari vivendo in piccoli appartamenti e/o in grandi città non hanno la possibilità di mangiare i loro alimenti e vedere animali diversi da quelli domestici.

Questi cinque giorni oltre che con diverse emozioni, sono stati all’insegna di nuovi laboratori:

– il primo è l’Oasi del Piccolo Lettore, il quale ha fatto venire in me sempre più voglia di dedicarmi ai bambini;

– il secondo la serigrafia. Non avevo mai sentito parlare di una cosa del genere e perciò sono stata molto felice di vedere la realizzazione delle magliette con le diverse stampe;

– il terzo  il laboratorio di Pantasema, nel quale sono state create le bombe di semi e uno degli alimenti che più amo ovvero la ricotta. Vedere la realizzazione della ricotta con i miei occhi è stato molto bello, anche se in precedenza avevo avuto occasione di assistere ad una produzione ad 1m di distanza.

– il quarto Agrisport,  un laboratorio pieno di energia e tanta voglia di fare. E’ stato molto bello vedere tutte quelle persone che anche se faceva molto caldo, non si scoraggiavano per la voglia di divertirsi.

Tra tutte queste non ho una giornata preferita, ma la cosa certa è che porterò piccole parti di ogni esperienza nel mio cuore.

In conclusione vorrei fare un appunto su una cosa che mi ha fatta riflettere molto mentre ero a fotografare Pantasema; mi sono imbattuta in un cartello particolare: “Non bisogna essere eroi per salvare il mondo”, beh non c’è niente di più vero.

A mio parere siamo noi stessi gli eroi di questo mondo così mal ridotto, ma con molte risorse. Non servono i superpoteri per salvaguardarlo, ma serve solamente grande buon senso e impegno… un impegno che tutte le persone meravigliose che ho conosciuto in queste giornate mettono, per far si che il mondo possa respirare e che le persone possano imparare.