<<Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 le misure di cui all’art.1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2020 sono estese all’intero territorio nazionale.

Sull’intero territorio nazionale è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico>>

 

Con queste parole, il 10 marzo l’Italia si fermava e con lei tutte le nostre vite. La pandemia ha portato tra i suoi effetti collaterali la rinuncia alla banalità, al lusso di poter dar ancora qualcosa per scontato, facendoci rendere conto che la fortezza di cemento e acciaio che ci siamo costruiti, altro non è che una gabbia, che ci ha intrappolato nei nostri vizi e nei nostri limiti. Mentre fuori sbocciava una Primavera di cui non abbiamo potuto godere, ci siamo così ritrovati nelle mura delle nostre case a riflettere sulle nostre vite, sulle decisioni prese, a rivedere quelle che abbiamo sempre pensato essere le nostre priorità. Ci siamo ritrovati a confrontarci con la più grande paura del nostro tempo: la solitudine. In case di cemento, in palazzi scuri e anonimi, così pieni di persone e allo stesso tempo così impersonali abbiamo ridato valore alla ricchezza, capendo che l’unico verde che conta non è solo quello dei soldi. Gli alberi, le piante e la terra ci hanno ridato l’aria che il lockdown sembrava averci sottratto, e così da questa esigenza di respirare ancora a pieni polmoni, ispirando speranza e espirando la negatività assimilata in questo lungo inverno, nasce il progetto dell’Ossigeno Tour: 5 giorni a contatto con la natura per riscoprire e promuovere uno stile di vita sostenibile. Tra le realtà più coinvolte dal cambiamento, quella del turismo è stata una delle più colpite, così il Wiki Hostel e il suo staff ha dovuto riadattarsi, trovando nuova vita nella possibilità di poter condividere con l’esterno la loro esperienza e la loro fortuna di vivere in rispetto e simbiosi con l’ambiente. La quarantena non per tutti ha avuto lo stesso significato, c’è per chi ha significato riscoprire la propria famiglia sotto il proprio tetto, e per chi invece ha significato ritrovarsi lontana da questa, come nel caso dei ragazzi della fattoria sociale di Nettuno, Asino chi legge. Nella prima tappa ci siamo ritrovati trasportati in una dimensione che ha del magico, tra le campagne e il mare, una fattoria abitata da asini è diventata la casa di decine di ragazzi affetti da autismo. La volontà, l’amore, la lungimiranza e la parsimonia di educatori esperti e qualificati hanno costruito loro un rifugio in cui ritagliarsi la propria fetta di normalità a contatto con la terra e con la pazienza degli asini. La fattoria rappresenta una salvezza e una speranza anche per le famiglie stesse, spesso non in grado di gestire da sole le loro emozioni. Alessandro e i suoi collaboratori ogni giorno combattono contro i pregiudizi e la solitudine dello Stato per cercare di far camminare sulle proprie gambe ragazzi che altrimenti sarebbero lasciati al proprio destino. Creatività e responsabilità sono le parole chiave con cui si affronta la vita all’interno della fattoria, meta anche di studenti e stagisti provenienti da tutto il mondo, incuriositi da questo spazio in cui l’uomo e la terra si fondono in tutt’uno. Alcuni se ne vanno lasciando il loro segno di passaggio con un’opera d’arte, come quella dell’albero dei desideri (foto allegata), altri invece decidono di rimanere e rendere l’educazione la loro vita. Abbiamo avuto il piacere di sentire le loro storie, di vederli all’opera, di piantare alberi con loro e di farci coinvolgere dalla passione e dall’amore che costantemente mettono nel loro mestiere, che più di un lavoro è una vera e propria vocazione. Nella fattoria non ci si dimentica della disabilità, non si finge una cieca ipocrisia che porta a ignorare le differenze, si decide invece di accettarle, di conoscerle e di superarle insieme, facendosi che gli ostacoli diventino risorse.
Per la seconda tappa ci siamo invece rifugiati nell’aria fresca delle montagne di Guadagnolo, cullati tra i dolci pendii erbosi dei monti Prenestini, decidendo di cambiare prospettiva e di ammirare le nostre terre dall’alto. Ognuna delle cinque tappe è scandita da attività precise che richiedono la partecipazione diretta di chi aderisce al tour. Il laboratorio di serigrafia naturale che scatena la creatività, l’agrisport che coniuga un sano esercizio fisico con il rispetto per l’ambiente e infine il laboratorio contadino, realizzato in collaborazione con l’azienda agricola Pantasema; dando così la possibilità di entrare in diretto contatto con i prodotti della terra, tra i più importanti ricordiamo quello della lavorazione del formaggio. Ai più piccoli è invece dedicata l’oasi del piccolo lettore, per tenere sempre allenata la mente e l’immaginazione.
Per la terza tappa siamo stati invece accolti nella dinamica cornice del mercato contadino di Ariccia, in cui l’agrisport ha fatto da padrone, seguito meticolosamente infatti dalla presenza di un team di esperti di boxe, in grado di coniugare la disciplina con il divertimento. Ciò non toglie l’importanza che anche le altre attività hanno comportato: partendo dalla tintura di magliette con il sambuco, passando per la stimolazione dell’intelletto dei bambini attraverso il disegno e la lettura, fino all’attenzione per la qualità del cibo e del rispetto per i suoi lavoratori. I responsabili del mercato di Ariccia sono anche impegnati per il sociale, di recente hanno infatti portato avanti una raccolta di generi alimentari di prima qualità da distribuire nel quartiere popolare romano di San Basilio.
La quarta tappa ha invece avuto un protagonista d’eccezione: il cavallo, animale dal fascino eterno, dotato di una potenza e di una sensibilità sconcertante. Nel mezzo dei pratoni del Vivaro, i cavalli salvati dal macello vengono allevati liberi e selvaggi dal maneggio di Equiazione; negli ultimi tempi anche casa per un rifugiato politico e spazio riabilitativo per soggetti con squilibri mentali.
Per la quinta tappa siamo invece tornati a casa tra la terra di Pantasema. Animati dalla compagnia delle giovani caprette, abbiamo praticato sport all’aria aperta, sfruttando gli stessi spazi della natura e dell’azienda agricola, reso questa volta ancor più stimolante grazie alla partecipazione di diverse palestre del circondario sempre attente e attive sul sociale. Con il laboratorio contadino abbiamo dato la possibilità di mostrare la produzione di uno dei prodotti più stimati e genuini di Pantasema: il formaggio di capra. Per rendere l’esperienza ancora più viva e partecipativa abbiamo munto il latte in prima persona. Nella suggestiva cornice di un tramonto affacciato sui castelli romani, abbiamo invece concluso il tour godendo dell’eccellenza dei nostri prodotti contadini, frutto del duro lavoro di cura e sacrificio dei nostri contadini esperti, che ogni giorno dimostrano al mondo che un’altra economia, un’altra etica del lavoro è possibile.

 

Aurora Mocci